locandina_superhl4

Bloomsday Salerno, è il giorno della terza edizione

bloomsdaysalerno2017_manifestoCi siamo! È arrivato il giorno della terza edizione di Bloomsday Salerno. Appuntamento questa sera, venerdì 16 giugno, alle ore 20.00, presso il MOA – Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa), sito in Piazza Sant’Antonio, n. 5.

“Non durerà. Passa sempre, il flusso della vita. Quanto nel flusso della vita rintracciamo ci è più caro di tutto il resto” (James Joyce – Ade – VI Episodio di Ulisse).

Quest’anno Bloomsday Salerno si veste di nero e porta in scena un funerale. Perché la morte non sia tabù, in un’epoca in cui si muore in mare, come in terra di nessuno.

Siamo alla terza edizione di Bloomsday Salerno, che quest’anno va, eccezionalmente, sotto il nome di Bloomsday@MOA: James Joyce si è fermato a Eboli, in quanto si terrà al MOA di Eboli.

Come tutti gli altri Bloomsday nel mondo, anche Bloomsday Salerno ha l’obiettivo di accorciare la distanza tra l’opera di Joyce ed il pubblico più generale di lettori che molto spesso si dichiarano attratti dallo scrittore irlandese, pur non avendo mai letto, goduto o finito l’Ulisse in quanto incomprensibile. Eppure non vi è libro che meglio rappresenti l’eroica epopea della vita quotidiana, dando ad essa il valore che merita, anche quando il più insignificante dei dettagli sfugge ai nostri occhi.

L’eroe joyciano assume un’accezione che va, senza ombra di dubbio, fuori da ogni schema. Un funambolo del quotidiano, reso mitico dall’improvvisazione e dal fatto che non ha storie da raccontare o inventare, perché la sua esistenza, il suo stare semplicemente al mondo, in bilico su quell’unica corda, tra milioni di corde nell’Universo, sospeso tra un aldiqua ed un aldilà, sono già storia. Ed è già sufficientemente eroe se, con estrema naturalezza, si rende egli stesso protagonista di un ciclo imperfetto, ma affascinante, che ha un inizio ed una fine. Vita e morte: due facce della stessa medaglia.

non_durera

James Joyce

“Joyce sa bene che nel mondo moderno la morte viene tenuta a debita distanza. Tenta di farci capire che è parte della vita. Per questo Bloom continua a prendersi gioco della solennità che ammanta la morte”, scrive Kiberd.

E con questa premessa giungiamo all’edizione di Bloomsday 2017, che punterà i riflettori su Ade, VI episodio di Ulisse. La partecipazione di Mr Bloom al funerale dell’alcolizzato Patrick Dignam corrisponde alla discesa di Odisseo all’inferno. Siamo nella zona di Sandymount, Dublino, alle undici del mattino. Leopold Bloom entra in una carrozza, la carrozza incontra un carro funebre con una piccola cassa da morto, il pensiero di Bloom corre al figlio Rudy ed a suo padre. Poco dopo incontra un carro da morto vuoto. Infine si arriva al cimitero di Glasnevin.

Nulla di straordinario, pare. Un funerale, una morte, una fine che non restano nemmeno immortalati nel tempo da quanto è fuggevole, talvolta blasfemo, il flusso di pensieri che scorre in Leopold come in ognuno di noi. Dov’è la solennità del morire allora? Discesa all’inferno o semplice ed effimera “pomposità della morte”? Quello che appare chiaro in Ade (Hades) è certamente la maestria di Joyce nell’aver saputo, come per effetto di una distrazione volontaria, ragionare sulla morte come di un fatto quotidiano che non desta sconcerto alcuno. Morire è parte integrante del vivere, vita e morte vengono poste sotto la stessa lente di ingrandimento. L’una non è più importante dell’altra, anzi sono complementari.

 

chiara_covino_superhl

Il “segno” di Chiara Covino su Bloomsday Salerno

chiara_covino

Chiara Covino

 

James Joyce è traducibile in molte forme d’arte e Bloomsday Salerno vuole essere non solo un evento letterario, ma un vero e proprio spazio di espressione creativa per chi vuole avvicinarsi al fantastico mondo di Joyce col disegno, la grafica, la musica, il teatro, i fumetti e tanto altro.

Chiara Covino, studentessa di Computer Generated Animation allo IED di Roma, è infatti l’autrice del disegno che da un po’ di giorni sta girando sul web come immagine ufficiale della terza edizione di Bloomsday, che si terrà presso il MOA – Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa).

La cifra distintiva del lavoro di Chiara Covino è un’espressività sintetica che si realizza in un segno grafico essenziale. Segno ben visibile nel bianco e nero pensato ad hoc per Ade di James Joyce.

chiara_covino_locandina

 

 

 

emianpaganfolk_2017

Emian, la musica dell’anima

emianpaganfolk_2017_3

Gli Emian Pagan Folk

16 giugno 2017 – Bloomsday Salerno, la terza edizione: concerto degli Emian presso il Moa – Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa).

A suonare al funerale del povero Paddy Dignam, morto a causa di un bicchiere di troppo, ci pensano gli Emian. Se è vero che la morte è solenne, talvolta pomposa (pomposità della morte, JJ. Ulisse, Ade VI episodio), è anche vero che porta con sé riti pagani.

Dalla cultura dell’area celtica a quella del Nord Europa, passando per ballate medievali e canti sciamanici, quella degli Emian Pagan Folk è certamente la musica dell’anima, capace di far vibrare in noi le corde di un sentire arcaico che sfugge e si ribella ai ritmi frenetici del mondo moderno.

Scenari folk nordeuropei e mediterranei sono lo sfondo di ammalianti canti echeggianti tra cime innevate, boschi incantati, fiordi scandinavi e scogliere su mari a perdita d’occhio. Mari increspati, mari in tempesta, mari verdemocciolo e mari calmi.

Sono tutti luoghi pregni di energia, quelli degli Emian. Luoghi di opposti in sintonia, dove il bianco ed il nero, come vita e morte, si inchinano ad una madre comune chiamata Natura.

 

francesco_petti5

Ade, in scena l’attore e regista Francesco Petti

francesco_petti

Francesco Petti, regista ed attore della terza edizione di Bloomsday Salerno

16 giugno 2017 – “Ade, VI episodio” di “Ulisse” di James Joyce: solenne, ma anche leggero e spensierato momento di riflessione nel suggestivo chiostro del MOA – Museum Operation Avalnche di Eboli (Sa).

Una riflessione sulla morte, dunque? Sì. Ma non intesa come aspetto tragico del reale, ma come vero e proprio strumento di introspezione. La morte è ciò che tu immagini che sia, il tutto muovendosi su un piano tipicamente joyciano: in/out (fuori/dentro). Un continuo uscire fuori di noi, quindi la realtà, ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, per poi rientrare dentro di noi, quindi il nostro pensiero inconsapevole ed indomabile. Che sia un funerale o una festa, il pensiero ci sovrasta senza seguire logica alcuna. Lui è lì. Che sarà forse questa la presenza davvero inquietante, più della morte stessa, del nostro vivere quotidiano?

Francesco Petti

Attore, regista, musicista, drammaturgo, formatore, si è diplomato nel 1995 presso l’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria. Lo studio di diverse discipline con diversi maestri lo dispone ad un approccio eclettico al lavoro. Da sempre il suo percorso mescola le sue varie passioni.

È tra i fondatori di Casa Babylon Teatro e del gruppo Melisma, che si segnala per l’originale commistione di musica e teatro. Ha collaborato con varie compagnie: TeatroStudio, Theatron, TeatrAzione, Teatro in Movimento, Teatro Ygramul, Compagnia PolisPapin, Teatri Sospesi.

Lavora nell’ambito del teatro ragazzi con l’Associazione Teatro Macondo e ha portato avanti con il collega Giuseppe Vitolo, dal 2007 e per diversi anni, un’esperienza laboratoriale con il DSM Cava-Costa d’Amalfi, con i cui attori ha fondato la Compagnia Senza Rete. Ha lavorato con Carlo Croccolo, Ruggero Cappuccio, Francis Pardeillhan, Francesco Silvestri, Michele Monetta, Vincenzo Pirrotta, Pasquale De Cristofaro, Peppe Lanzetta, Armando Pugliese.

Ha firmato varie regie, tra cui Aliano 35 con Edoardo Siravo, Angeli di Auschwitz con Vanessa Gravina, Effetto C.C. di F. Silvestri e Indubitabili Celesti Segnali con la Compagnia PolisPapin, spettacolo vincitore del Premio del Pubblico al Roma Fringe Festival 2015. Il suo ultimo lavoro è Tàlia si è addormentata, di cui ha curato scrittura, regia e musiche, sempre con la Compagnia PolisPapin.

Attualmente è stabile nella compagnia Teatro Macondo e con i colleghi Emilio Barone ed Alessandra Chieli, con i quali esplora l’interfaccia tra letteratura e teatro. È uscito di recente l’audiolibro L’uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann, per i tipi dell’Orma Editore, presentato in anteprima al Salone del Libro di Torino, di cui ha curato anche le musiche.

 

anteprima_bloomsdaysalerno2017

Edoardo Camurri ospite d’eccezione della III edizione di Bloomsday

Prestigiosa anteprima della terza edizione di Bloomsday Salerno, che sabato 3 giugno 2017, alle ore 18.30, ospiterà presso il MOA – Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa) l’autore, giornalista, conduttore radiofonico e televisivo Edoardo Camurri.

Camurri ha condotto su Radio 3 trasmissioni come Tabloid, Radio 3 Mondo, Prima Pagina. Da autore televisivo ha firmato diversi programmi, tra cui Le vite degli altri, Istantanea e La Gaia Scienza, andate in onda su LA7. Da settembre 2013 conduce Viaggio nell’Italia che cambia e nel 2014 il talent show PiTeco su Rai Storia.

In occasione del Giro d’Italia 2015 ha curato e condotto la rubrica Viaggio nell’Italia del Giro, in cui ha mostrato i luoghi più famosi e storicamente rilevanti toccati dal percorso della corsa rosa. Ha condotto, inoltre, il programma I grandi della letteratura italiana, in onda su Rai 5, e Provincia Capitale, prodotto da Rai Cultura.

È autore di L’Italia dei miei stivali (Milano, Rizzoli), Necessità della sprezzatura in Juan Rodolfo Wilcock ed Il reato di scrivere (Milano, Adelphi).

“Il viaggio di Camurri è una corsa nell’anima del paese”: lo si legge in un articolo de Il Corriere della Sera a proposito del programma “Viaggio nell’Italia del Giro” di Edoardo Camurri su Rai 2. Ed è proprio questa sua ricerca d’anime nel Belpaese, oltre che il suo coinvolgimento nell’affascinante mondo joyciano, tra un Ulisse ed un Finnegans Wake, a fare di Edoardo Camurri l’ospite più atteso e gradito della terza edizione di Bloomsday a Eboli, nel Salernitano.

Perché siamo certi che un posto come il MOA di Eboli è la location perfetta per parlare di Joyce (e la psichedelia?) insieme ad Edoardo Camurri.

 

joyce pensa

James Joyce non era uno Yogi

joyce pensaNell’ambito di Waiting for Bloomsday, appuntamento che ci prepara al Bloomsday del 16 giugno, evento annuale ed internazionale dedicato allo scrittore irlandese James Joyce, quest’anno assisteremo ad un Flash Mob davvero singolare in un luogo del centro di Salerno. A quanto pare, questa volta, lo scrittore irlandese dovrà fare i conti con una delle discipline più antiche al mondo: lo Yoga. E se con Joyce dobbiamo parlare di flusso di coscienza, nello Yoga dobbiamo chiamarle Vritti (sanscrito) quelle onde pensiero ininterrotte ed inconsapevoli.

Il motivo per cui la scuola Devayoga di Salerno e l’evento Bloomsday Salerno abbiano scelto di collegare la pratica dello Yoga allo scrittore James Joyce è molto originale: non c’è libro che rappresenti in maniera migliore i meccanismi della mente, gli stessi che lo Yoga, da secoli, cerca di portare alla luce, affinché i pensieri non siano solo elemento di disturbo alla nostra vita, ma che, anzi, la rendano più autentica e quanto più fedele possibile alla nostra vera Natura.

Da qui l’idea di usare Ulisse come massima rappresentazione del mentale e lo yoga come suo estremo opposto. Una sorta di convivenza pacifica tra due mondi: come Prakriti (Ulisse) e Purusha (lo Yoga). Materia e Spirito sullo stesso campo di battaglia, come in una moderna interpretazione della Bhagavadgita, testo sacro della tradizione induista. L’Ulisse di Joyce è la storia di una battaglia: la vita quotidiana. Ed è forse questa l’unica vera battaglia che combattiamo, senza nemmeno esserne consapevoli.

La pratica dello Yoga, che a quanto pare sembra essere stata occidentalizzata abbastanza, è invece per molti praticanti un vero campo di battaglia, non un angolo di dormiveglia che ti assopisce e ti regala scenari esotici all inclusive. Se alla parola battaglia la nostra mente associa concetti come guerra o violenza, diciamole che è sulla strada sbagliata. Penso che il successo dello Yoga, in questo preciso momento storico, vada invece letto così: c’è un estremo ed urgente bisogno di cambiamento.

Allora un flash mob serve anche a comunicare un sentire comune, senza mezzi termini. Esattamente come nella Bhagavadgita il povero Arjuna ebbe bisogno di un avatar che lo guidasse verso la liberazione da sé stesso. Perché in fondo, siamo tutti un po’ zavorre.

Vi pare azzardato il paragone tra Ulisse (eroe del quotidiano) ed Arjuna (eroe dotato di libero arbitrio)? Certamente Joyce non era un praticante di Yoga. Nel suo caso, meno male! Se avesse calmato la sua mente e taciuto il suo flusso ininterrotto di pensieri, probabilmente non avrebbe scritto Ulisse e oggi non godremmo di questo capolavoro letterario del 900. E tanto per citare Joyce, ecco cosa si legge nel XV episodio di Ulisse: Aum! Bianco yogin degli dei.

Per maggiori dettagli sull’evento, consultare le pagine facebook James Joyce Bloomsday Salerno e Devayoga Salerno – Associazione Sportiva Dilettantistica.

Bruna Autuori

 

moa_superhl

La III edizione di Bloomsday Salerno al MOA di Eboli

moa_eboli

Il MOA di Eboli

È ufficiale: la terza edizione di Bloomsday si terrà al MOA Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa) il 16 giugno 2017.

E così la terza edizione di Bloomsday Salerno si chiamerà, eccezionalmente, Bloomsday@Moa: James Joyce si è fermato a Eboli. Perché prendere e spostare di sana pianta il carrozzone Bloom da Salerno a Eboli? Non era già abbastanza spiazzante l’aver preteso che l’autore irlandese venisse, senza troppi preavvisi, imposto al territorio salernitano? Il punto è proprio questo: non ci piace pensare che Bloomsday – evento già sopra le righe di per sé – crei accomodamenti, né geografici né ideologici. È stato ribadito e scritto più volte, nelle precedenti edizioni salernitane, che Bloomsday nasce con l’obiettivo dichiarato di diffondere il capolavoro joyciano affinché tutti possano goderne.

“Ulisse” non è un libro da leggere. Ulisse è Il Libro da vivere. Non è leggendolo alla prima che capisci qualcosa, forse nemmeno insistendo nel voler per forza capire. Ulisse arriva quando meno te l’aspetti, come un’intuizione. Un flash che dura pochi attimi, giusto il tempo di intravedere un non so che di eroico nelle fittissime maglie di una giornata come tante. È impensabile imporne la lettura, anche a chi davvero vorrebbe, ma a ragione proprio non ce la fa. L’Ulisse di Joyce è (e resterà) l’impresa eroica di pochi coraggiosi.

Eppure a noi joyciani (più corretto sarebbe dire Joyce obsessed) non va giù che proprio Ulisse, vero ed autentico inno alla vita, venga messo alla pari del cubo di rubik. Al contrario, è un testo di facile soluzione, proprio quando non ti ci accanisci più. Ed allora, ecco che ad abbattere le barriere tra il mattone joyciano ed un potenziale suo lettore ci pensa Bloomsday. Vogliamo che almeno se ne parli e che se ne esorcizzi la presunta, talvolta conclamata, illeggibilità. Perché lasciarsi intimorire dalle pagine di un libro che altro non è che una modalità del mentale messa su carta? Illeggibile ed inafferrabile è, tale modalità, in tutti noi, nessuno escluso.

Ci sta, allora, che Bloomsday si scomodi (e scomodi anche i timidi lettori) ad andare proprio nei luoghi che non diresti mai. È quel non diresti mai che quest’anno fa del MOA di Eboli la location perfetta. Assolve e risponde a tutti i punti critici fin qui spiegati e riassunti in due parole chiave: diffusione e decentramento. E se proprio non vogliamo dare spiegazioni troppo idealiste al perché di questo improvviso spostamento dal centro verso la periferia, ci basti varcare il portone del MOA per capire che anch’esso, come Ulisse, non è un luogo, ma Il Luogo. Ne subisci il fascino e l’inspiegabile sentimento di appartenenza. Altro punto in comune con Ulisse. Di luoghi così, che non diresti mai, ce ne sono molti in Campania ed il MOA di Eboli è certamente uno di questi, soprattutto agli occhi di chi si è assuefatto al mood della city, che viene, a torto, concepita come unica cabina di regia possibile. Bloomsday non è solo un evento letterario, ma una frequenza su cui sintonizzarsi per andare un po’ più al di là di quella ineluttabile modalità del visibile, tanto per citare Joyce.

Concludo raccontando un aneddoto molto significativo. In un articolo dell’anno scorso, in occasione di Bloomsday Salerno 2016 – II Edizione, in cui spiegavo che legame ci fosse tra James Joyce ed i finanziatori dell’evento, scrivevo quanto segue: “Un Bloomsday a Salerno è come dire che Cristo si è fermato ad Eboli. Sebbene alla Aliano contadina del 1935, Carlo Levi si ispirò” (Bloomsday Salerno 2016).

Volevo in qualche modo mettere in risalto – in maniera ironica e provocatoria, è chiaro – il fatto che proprio chi di James Joyce non sa nulla, alla fine sceglie di finanziare un evento a lui dedicato. Paradossalmente l’aspetto pop (trash per alcuni), ma allo stesso tempo amaro, della seconda edizione, fu esattamente questo: voler calcare la mano su un’ipotetica working class che avanza con in mano l’Ulisse di James Joyce, come nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Il mio articolo faceva, infatti, riferimento ad un’azienda di trasporti, ad un fioraio, a due pizzaioli ed a due personal trainers. Tralasciando però l’aspetto un po’ retorico dell’aneddoto, oggi fa un certo effetto constatare che quel riferimento al Cristo di Levi metteva già in connessione Eboli con James Joyce. Il MOA, che io allora non conoscevo, era in qualche modo già parte del girone joyciano. E se quando dico girone vi viene in mente qualcosa di infernale, non avete intuito male…

Venite a scoprirlo il 16 giugno 2017 presso il MOA Museum Operation Avalanche di Eboli.

Bruna Autuori, curatrice di Bloomsday Salerno

 

autuori_bruna2

Un fluido in movimento, Bloomsday Salerno ha spiccato il volo

bruna_autuori

Bruna Autuori

È ufficiale, lo dicono i media nazionali: Salerno viene menzionata tra le città dove Bloomsday, commemorazione dedicata allo scrittore irlandese James Joyce, si tiene ogni anno il 16 giugno. E non poteva essere altrimenti, dato il conclamato successo del 2015, anno in cui Bloomsday Salerno muoveva i primi timidi passi tra i vicoli del capoluogo campano, e lo strepitoso bis della seconda edizione, conclusasi lo scorso 25 giugno.

È ancora una volta il mare l’elemento che accomuna tutte le città dove si tiene l’evento. “Guarda il mare, non gli importa delle offese”, si legge nel primo episodio di “Ulisse”. Ed è stato proprio Stephen il protagonista di questa seconda edizione. Il personaggio su cui l’associazione culturale teatrAzione di Igor Canto e Cristina Recupito ha puntato i riflettori nella “solenne” serata del 16 giugno, nel suggestivo ed elegante cortile dell’Ostello di Salerno “Ave Gratia Plena”. Parliamo nello specifico del reading-spettacolo “Fluido Joyce” e di come gli sguardi incantati e sognanti di un pubblico attento ed interessato fossero rapiti dagli hang drums di Alessandro Ferrentino e dal violino di Maria Anna Siani di Legni & Ombre.

Tutto molto fluido, molto sensoriale, dalla lettura in inglese a cura di Bruna Autuori all’esposizione di fumetti di Salvatore Parola della Scuola Salernitana del Fumetto Comix Ars. E così Bloomsday Salerno, progetto a cura di Bruna Autuori, quest’anno sembra davvero aver spiccato il volo, alla volta di città lontane e vicine nelle quali esiste una vera e propria festa per James Joyce.

«Non ci siamo fatti mancare nulla quest’anno», afferma la curatrice Bruna Autuori, che non fa segreto del modello ispiratore triestino. Ed è stato, infatti, un triestino l’ospite d’eccezione di Bloomsday Salerno 2016: Riccardo Cepach, Responsabile del Museo Svevo e Museo Joyce di Trieste, che sabato 25 giugno, presso l’Ostello di Salerno “Ave Gratia Plena”, ha fatto rivivere l’eroicomica epopea dello scrittore irlandese nella città di Trieste, dove arrivò il 20 ottobre del 1904.

bloomsdaysalerno_25giugno_4

I protagonisti della serata del 25 giugno: da sin., Igor Canto, Loredana Mauri, Riccardo Cepach e Francesco Memoli

Unanime plauso anche per la musica ammaliante degli Emian Pagan Folk, che la sera del 23 giugno, presso il King’s Cross Irish Pub, hanno letteralmente rapito l’attenzione dei presenti. Ed ancora, il carteggio proibito, le dirty letters tra Joyce e sua moglie Nora, lette da Igor Canto e Cristina Recupito.

Bloomsday Salerno 2016 è stato davvero un fluido in movimento, che ha spaziato dal teatro alla musica, dai fumetti all’Irlanda come sfondo di ben tre serate. E proprio in Irlanda siamo stati la sera del 25 giugno in compagnia dei Wild Irish Way, con Francesco Memoli e Loredana Mauri e le letture tratte dal libro dello stesso Memoli, “Dal verde chiaro al verde scuro – Le conseguenze dell’Irlanda”. Un diario di viaggio che riporta l’immaginazione a quelle distese verdi che si estendono infinite, come infinito è il mare che non tocca mai orizzonte.

Allora Bloomsday deve davvero avere un senso, anche a Salerno, dove il mare sembra essere l’elemento comune a tutte quelle città che ogni 16 giugno fanno di Joyce l’icona di uno stile inimitabile. Anche quando Sandycove e Howth sembra nulla abbiano a che spartire con l’antichissimo centro storico campano, le cui forme architettoniche sono specchio di radici tutt’altro che Irish, diventa chiaro a tutti lo slogan, ormai ufficiale, del Bloomsday salernitano: “Se c’è il mare allora si può fare”.

Per info e contatti:
Bloomsday Salerno 2016 – Tel. 340.8739664 – www.bloomsdaysalerno.itinfo@bloomsdaysalerno.it – Facebook: James Joyce Bloomsday Salerno

 

16giugno_evidenza

Buona la prima, sabato 25 giugno il gran finale con Riccardo Cepach

bloomsdaysalerno_16giugno3

Un momento della prima serata

Continua a Salerno la maratona joyciana con Bloomsday. Dopo la grande “prima” del 16 giugno scorso, spazio ora ad altri due attesissimi appuntamenti, in calendario il 23 ed il 25 giugno.

Non si è ancora spenta l’eco per la serata inaugurale di Bloomsday Salerno 2016, progetto a cura di Bruna Autuori, in collaborazione con l’associazione culturale teatrAzione, volto a celebrare lo scrittore irlandese James Joyce ed il suo celebre romanzo “Ulisse”.

Il pubblico presente giovedì 16 giugno presso l’Ostello di Salerno “Ave Gratia Plena” ha particolarmente apprezzato la performance “Fluido Ulisse”, messa in scena da Igor Canto e Cristina Recupito, con musica a cura di Legni & Ombre di Alessandro Ferrentino e Maria Anna Siani. Unanimi consensi anche per “Dedalus, un flusso di incoscienza”, esposizione di fumetti tratti da Ulisse di James Joyce a cura di Salvatore Parola, fumettista e docente presso la Scuola Salernitana del Fumetto Comix Ars.

Ma Bloomsday Salerno 2016 non si ferma qui, “regalando” altre due iniziative che si preannunciano ugualmente stuzzicanti. Si parte giovedì 23 giugno, alle ore 21.00, quando il King’s Cross Irish Pub di via Roma, 214, sarà la location di “James Joyce Gossip”. Appuntamento con gli “Emian Pagan Folk” e con un James Joyce mai letto né ascoltato prima. Igor Canto e Cristina Recupito di teatrAzione, infatti, leggeranno degli estratti delle lettere che lo scrittore inviava a sua moglie Nora Bernacle, esprimendo tutto il desiderio e l’amore per lei. Il tutto con l’ammaliante sottofondo musicale degli “Emian Pagan Folk”, giovane formazione il cui repertorio spazia dalla cultura dell’area celtica a quella del Nord Europa, passando per ballate medievali e canti sciamanici.

bloomsdaysalerno_riccardocepach2

Riccardo Cepach

Grande attesa anche per il terzo ed ultimo appuntamento di Bloomsday Salerno 2016, in programma sabato 25 giugno, alle ore 21.00, presso l’Ostello di Salerno “Ave Gratia Plena” (ingresso libero), sito in via Canali (centro storico). Ospite d’eccezione Riccardo Cepach, Responsabile del Museo Svevo e Museo Joyce di Trieste, che sarà il protagonista di “TRIESTE, AH TRIESTE HATES MY LIVER” – James Joyce a Trieste fra miti e osterie.

Riccardo Cepach racconterà l’eroicomica epopea dello scrittore irlandese nella città di Trieste, dove arriva il 20 ottobre del 1904 per prendere servizio alla Berlitz School, quella che anni dopo, in una lettera all’amico Italo Svevo, diventerà la “Berlitz Cul”. Una visita guidata alla Trieste joyciana delle tante chiese, delle lezioni di inglese, dei suoi grandi libri, ma anche delle osterie popolari e dei vini dalmati ed istriani (su tutti il suo prediletto, l’Opolo della lontana isola di Lissa).

La serata proseguirà con un reading dal libro “Dal verde chiaro al verde scuro – Le conseguenze dell’Irlanda” dello scrittore e musicista Francesco Memoli, che sarà accompagnato dal gruppo folk irlandese “Wild Irish Way”. Sarà il degno epilogo di questa seconda edizione di Bloomsday Salerno, caratterizzata dalla presenza di prestigiose personalità ed artisti di spessore ed impreziosita dal patrocinio dell’Ambasciata Irlandese in Italia.

Per info e contatti:
Bloomsday Salerno 2016 – Tel. 340.8739664 – www.bloomsdaysalerno.itinfo@bloomsdaysalerno.it – Facebook: James Joyce Bloomsday Salerno

 

james_joyce_journal

Bloomsday Salerno, giovedì 16 giugno al via la II edizione

bloomsdaysalerno2016_locandinaAnche quest’anno Salerno festeggia lo scrittore irlandese James Joyce con l’attesissima seconda edizione di “Bloomsday”, la commemorazione che si tiene annualmente il 16 giugno a Dublino ed in altre città del mondo. La festività rievoca gli eventi dell’Ulisse, il più celebre romanzo di Joyce.

“Bloomsday Salerno”, la cui prima edizione si è svolta il 16 giugno 2015 nel centro storico salernitano, è un progetto a cura di Bruna Autuori, docente e traduttrice di lingua inglese, in collaborazione con l’associazione culturale teatrAzione di Salerno. Tre appuntamenti, in calendario il 16, 23 e 25 giugno, caratterizzeranno l’edizione 2016, che vanta il prestigioso patrocinio dell’Ambasciata Irlandese in Italia, nonché la partecipazione di ospiti come Riccardo Cepach, Responsabile del Museo Svevo e del Museo Joyce di Trieste. A rendere omaggio all’evento anche l’insegnante d’inglese più conosciuto d’Italia, John Peter Sloan, che con una buona dose d’umorismo legge un brevissimo estratto di Dedalus in un video creato ad hoc per Bloomsday Salerno.

Uno degli obiettivi del Bloomsday campano è quello di “fare rete” ed inserire la città di Salerno (ad oggi l’unica del Sud a promuovere l’evento) tra le città italiane ed europee dove da anni quest’evento letterario attira e coinvolge non solo lettori appassionati ed esperti, ma anche e soprattutto chi all’Ulisse di James Joyce non si è mai avvicinato, essendo un’opera letteraria dall’indiscussa complessità per genere e linguaggio.

Questa II edizione di Bloomsday Salerno si contraddistingue per tante nuove proposte, tra le quali “Bloomschool”, progetto rivolto alle scuole e quindi dedito alla letteratura, ma anche alla formazione linguistica. Ricorre, inoltre, il centenario della pubblicazione in volume del celeberrimo “Ritratto dell’artista da giovane” (A portrait of the artist as a young man), conosciuto in Italia anche come Dedalus. Per l’occasione sarà proposto un progetto pluriforme, diviso in episodi, che si ispirano a Ulisse di James Joyce, ma che mettono in luce la figura di Stephen Dedalus in una performance che è un autentico attraversamento in un fluido in movimento tra parole, immagini, musica e fumetti. Ed è proprio la mescolanza di diverse forme espressive a dare il titolo a quest’edizione: “Fluido Joyce”.

Ben tre gli appuntamenti di Bloomsday Salerno 2016, che, partendo da Ulisse come unico filo conduttore, hanno l’obiettivo di coinvolgere ed accompagnare il pubblico salernitano in un percorso letterario che suona molteplici corde dell’anima. E se c’è la birra, allora tutto scorre più fluidamente.

fluido_ulisse_2Giovedì 16 giugno la prima serata (ingresso libero), in programma dalle ore 20.30 presso l’Ostello di Salerno “Ave Gratia Plena”, sito in via Canali (centro storico). Tra gli eventi in scaletta “Dedalus, un flusso di incoscienza”, esposizione di fumetti tratti da Ulisse di James Joyce a cura di Salvatore Parola, fumettista e docente presso la Scuola Salernitana del Fumetto Comix Ars, la cui matita si è concentrata su uno dei personaggi più amati delle pagine joyciane: Stephen Dedalus. Ne è nata così una composizione di 9 tavole, che saranno in esposizione durante la serata.

Spazio anche a “Fluido Ulisse”, performance a cura di Igor Canto e Cristina Recupito, con musica a cura di Legni & Ombre di Alessandro Ferrentino e Maria Anna Siani. Fluido Ulisse è un progetto artistico-performativo realizzato dall’associazione culturale teatrAzione per Bloomsday Salerno 2016, con “flusso di coscienza” e coordinamento artistico a cura di Igor Canto e Cristina Recupito.

Fluido Ulisse nasce dall’attraversamento dell’Ulisse di James Joyce. La matrice è lo stream of consciousness / flusso di coscienza / monologo interiore, nell’accezione che questa forma di discorso (o tecnica di scrittura) è il punto di partenza dal quale si sviluppa tutto il percorso del progetto. Un discorso che, a dispetto del suo carattere solitario, intimo ed interiore, ha poco a che fare con il monologo e molto, inaspettatamente, con la polifonia.

Fluido Ulisse è un monologo che nel linguaggio teatrale-performativo ha bisogno di molte voci e linguaggi per essere giocato. Fluido Ulisse è un flusso di coscienze, un fiume di linguaggi, un fluido di vite: le nostre. L’arte di vivere ogni giorno.

Per info e contatti:
Bloomsday Salerno 2016 – Tel. 340.8739664 – www.bloomsdaysalerno.itinfo@bloomsdaysalerno.it – Facebook: James Joyce Bloomsday Salerno