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La III edizione di Bloomsday Salerno al MOA di Eboli

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Il MOA di Eboli

È ufficiale: la terza edizione di Bloomsday si terrà al MOA Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa) il 16 giugno 2017.

E così la terza edizione di Bloomsday Salerno si chiamerà, eccezionalmente, Bloomsday@Moa: James Joyce si è fermato a Eboli. Perché prendere e spostare di sana pianta il carrozzone Bloom da Salerno a Eboli? Non era già abbastanza spiazzante l’aver preteso che l’autore irlandese venisse, senza troppi preavvisi, imposto al territorio salernitano? Il punto è proprio questo: non ci piace pensare che Bloomsday – evento già sopra le righe di per sé – crei accomodamenti, né geografici né ideologici. È stato ribadito e scritto più volte, nelle precedenti edizioni salernitane, che Bloomsday nasce con l’obiettivo dichiarato di diffondere il capolavoro joyciano affinché tutti possano goderne.

“Ulisse” non è un libro da leggere. Ulisse è Il Libro da vivere. Non è leggendolo alla prima che capisci qualcosa, forse nemmeno insistendo nel voler per forza capire. Ulisse arriva quando meno te l’aspetti, come un’intuizione. Un flash che dura pochi attimi, giusto il tempo di intravedere un non so che di eroico nelle fittissime maglie di una giornata come tante. È impensabile imporne la lettura, anche a chi davvero vorrebbe, ma a ragione proprio non ce la fa. L’Ulisse di Joyce è (e resterà) l’impresa eroica di pochi coraggiosi.

Eppure a noi joyciani (più corretto sarebbe dire Joyce obsessed) non va giù che proprio Ulisse, vero ed autentico inno alla vita, venga messo alla pari del cubo di rubik. Al contrario, è un testo di facile soluzione, proprio quando non ti ci accanisci più. Ed allora, ecco che ad abbattere le barriere tra il mattone joyciano ed un potenziale suo lettore ci pensa Bloomsday. Vogliamo che almeno se ne parli e che se ne esorcizzi la presunta, talvolta conclamata, illeggibilità. Perché lasciarsi intimorire dalle pagine di un libro che altro non è che una modalità del mentale messa su carta? Illeggibile ed inafferrabile è, tale modalità, in tutti noi, nessuno escluso.

Ci sta, allora, che Bloomsday si scomodi (e scomodi anche i timidi lettori) ad andare proprio nei luoghi che non diresti mai. È quel non diresti mai che quest’anno fa del MOA di Eboli la location perfetta. Assolve e risponde a tutti i punti critici fin qui spiegati e riassunti in due parole chiave: diffusione e decentramento. E se proprio non vogliamo dare spiegazioni troppo idealiste al perché di questo improvviso spostamento dal centro verso la periferia, ci basti varcare il portone del MOA per capire che anch’esso, come Ulisse, non è un luogo, ma Il Luogo. Ne subisci il fascino e l’inspiegabile sentimento di appartenenza. Altro punto in comune con Ulisse. Di luoghi così, che non diresti mai, ce ne sono molti in Campania ed il MOA di Eboli è certamente uno di questi, soprattutto agli occhi di chi si è assuefatto al mood della city, che viene, a torto, concepita come unica cabina di regia possibile. Bloomsday non è solo un evento letterario, ma una frequenza su cui sintonizzarsi per andare un po’ più al di là di quella ineluttabile modalità del visibile, tanto per citare Joyce.

Concludo raccontando un aneddoto molto significativo. In un articolo dell’anno scorso, in occasione di Bloomsday Salerno 2016 – II Edizione, in cui spiegavo che legame ci fosse tra James Joyce ed i finanziatori dell’evento, scrivevo quanto segue: “Un Bloomsday a Salerno è come dire che Cristo si è fermato ad Eboli. Sebbene alla Aliano contadina del 1935, Carlo Levi si ispirò” (Bloomsday Salerno 2016).

Volevo in qualche modo mettere in risalto – in maniera ironica e provocatoria, è chiaro – il fatto che proprio chi di James Joyce non sa nulla, alla fine sceglie di finanziare un evento a lui dedicato. Paradossalmente l’aspetto pop (trash per alcuni), ma allo stesso tempo amaro, della seconda edizione, fu esattamente questo: voler calcare la mano su un’ipotetica working class che avanza con in mano l’Ulisse di James Joyce, come nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Il mio articolo faceva, infatti, riferimento ad un’azienda di trasporti, ad un fioraio, a due pizzaioli ed a due personal trainers. Tralasciando però l’aspetto un po’ retorico dell’aneddoto, oggi fa un certo effetto constatare che quel riferimento al Cristo di Levi metteva già in connessione Eboli con James Joyce. Il MOA, che io allora non conoscevo, era in qualche modo già parte del girone joyciano. E se quando dico girone vi viene in mente qualcosa di infernale, non avete intuito male…

Venite a scoprirlo il 16 giugno 2017 presso il MOA Museum Operation Avalanche di Eboli.

Bruna Autuori, curatrice di Bloomsday Salerno

 

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Bloomsday Salerno, giovedì 16 giugno al via la II edizione

bloomsdaysalerno2016_locandinaAnche quest’anno Salerno festeggia lo scrittore irlandese James Joyce con l’attesissima seconda edizione di “Bloomsday”, la commemorazione che si tiene annualmente il 16 giugno a Dublino ed in altre città del mondo. La festività rievoca gli eventi dell’Ulisse, il più celebre romanzo di Joyce.

“Bloomsday Salerno”, la cui prima edizione si è svolta il 16 giugno 2015 nel centro storico salernitano, è un progetto a cura di Bruna Autuori, docente e traduttrice di lingua inglese, in collaborazione con l’associazione culturale teatrAzione di Salerno. Tre appuntamenti, in calendario il 16, 23 e 25 giugno, caratterizzeranno l’edizione 2016, che vanta il prestigioso patrocinio dell’Ambasciata Irlandese in Italia, nonché la partecipazione di ospiti come Riccardo Cepach, Responsabile del Museo Svevo e del Museo Joyce di Trieste. A rendere omaggio all’evento anche l’insegnante d’inglese più conosciuto d’Italia, John Peter Sloan, che con una buona dose d’umorismo legge un brevissimo estratto di Dedalus in un video creato ad hoc per Bloomsday Salerno.

Uno degli obiettivi del Bloomsday campano è quello di “fare rete” ed inserire la città di Salerno (ad oggi l’unica del Sud a promuovere l’evento) tra le città italiane ed europee dove da anni quest’evento letterario attira e coinvolge non solo lettori appassionati ed esperti, ma anche e soprattutto chi all’Ulisse di James Joyce non si è mai avvicinato, essendo un’opera letteraria dall’indiscussa complessità per genere e linguaggio.

Questa II edizione di Bloomsday Salerno si contraddistingue per tante nuove proposte, tra le quali “Bloomschool”, progetto rivolto alle scuole e quindi dedito alla letteratura, ma anche alla formazione linguistica. Ricorre, inoltre, il centenario della pubblicazione in volume del celeberrimo “Ritratto dell’artista da giovane” (A portrait of the artist as a young man), conosciuto in Italia anche come Dedalus. Per l’occasione sarà proposto un progetto pluriforme, diviso in episodi, che si ispirano a Ulisse di James Joyce, ma che mettono in luce la figura di Stephen Dedalus in una performance che è un autentico attraversamento in un fluido in movimento tra parole, immagini, musica e fumetti. Ed è proprio la mescolanza di diverse forme espressive a dare il titolo a quest’edizione: “Fluido Joyce”.

Ben tre gli appuntamenti di Bloomsday Salerno 2016, che, partendo da Ulisse come unico filo conduttore, hanno l’obiettivo di coinvolgere ed accompagnare il pubblico salernitano in un percorso letterario che suona molteplici corde dell’anima. E se c’è la birra, allora tutto scorre più fluidamente.

fluido_ulisse_2Giovedì 16 giugno la prima serata (ingresso libero), in programma dalle ore 20.30 presso l’Ostello di Salerno “Ave Gratia Plena”, sito in via Canali (centro storico). Tra gli eventi in scaletta “Dedalus, un flusso di incoscienza”, esposizione di fumetti tratti da Ulisse di James Joyce a cura di Salvatore Parola, fumettista e docente presso la Scuola Salernitana del Fumetto Comix Ars, la cui matita si è concentrata su uno dei personaggi più amati delle pagine joyciane: Stephen Dedalus. Ne è nata così una composizione di 9 tavole, che saranno in esposizione durante la serata.

Spazio anche a “Fluido Ulisse”, performance a cura di Igor Canto e Cristina Recupito, con musica a cura di Legni & Ombre di Alessandro Ferrentino e Maria Anna Siani. Fluido Ulisse è un progetto artistico-performativo realizzato dall’associazione culturale teatrAzione per Bloomsday Salerno 2016, con “flusso di coscienza” e coordinamento artistico a cura di Igor Canto e Cristina Recupito.

Fluido Ulisse nasce dall’attraversamento dell’Ulisse di James Joyce. La matrice è lo stream of consciousness / flusso di coscienza / monologo interiore, nell’accezione che questa forma di discorso (o tecnica di scrittura) è il punto di partenza dal quale si sviluppa tutto il percorso del progetto. Un discorso che, a dispetto del suo carattere solitario, intimo ed interiore, ha poco a che fare con il monologo e molto, inaspettatamente, con la polifonia.

Fluido Ulisse è un monologo che nel linguaggio teatrale-performativo ha bisogno di molte voci e linguaggi per essere giocato. Fluido Ulisse è un flusso di coscienze, un fiume di linguaggi, un fluido di vite: le nostre. L’arte di vivere ogni giorno.

Per info e contatti:
Bloomsday Salerno 2016 – Tel. 340.8739664 – www.bloomsdaysalerno.itinfo@bloomsdaysalerno.it – Facebook: James Joyce Bloomsday Salerno

 

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BloomSchool, non è tutto inglese ciò che brilla

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La tappa di BloomSchool al Liceo Classico “Marco Galdi”

Dublino, Giugno 2013, di ritorno dalla Martello Tower di Sandycove, scorrono veloci le immagini dai finestrini della dart: un Bloomsday a Salerno. Dublino, Trieste, Genova, Salerno: se c’è il mare allora si può fare. E chi l’avrebbe mai detto che di lì a due anni Bloomsday avrebbe spiccato il volo proprio sul mare salernitano? Pensare a quanto decisivo fu quel tragitto da Sandycove a Dublino centro. “Cosa ci fai a Dublino?”, ti chiede un tassista. Risposta: “Imparo l’inglese”. E il tassista può solo riderti in faccia.

16 e 28 Giugno 2015, Arco Catalano di Palazzo Pinto nel cuore del centro storico di Salerno diventa, per la prima volta, un suggestivo angolo di Irlanda, una piccola Itaca, pronta ad accogliere gli oltre duecento spettatori che arrivano incuriositi e puntuali al primo appuntamento con James Joyce, alla ricerca di un viaggio verso mondi letterari inesplorati.

Da lì, un susseguirsi di iniziative e idee nate spontaneamente, come spontaneo è quel flusso di pensieri ed epifanie tipico della scrittura joyciana.

16 Maggio 2016, ore 10.00, Aula Magna del Liceo Classico “Marco Galdi” di Cava de’ Tirreni: gli studenti di quarto e quinto anno si affidano increduli ad una lettura che inaspettatamente li rapisce, li spiazza. Un James Joyce così dannatamente umano, a tratti insolente, sfacciato, proprio non l’avevano mai sentito. Certo, cosa ti aspetti da un’iniziativa proposta da una scuola? Sono rassegnati: si siedono e già immaginano Paolo e Francesca. E invece si trovano a dover fare i conti con l’antifavola per eccellenza, loro che a Shrek e Fiona sono già abituati. Catapultati in una dimensione tutt’altro che lontana dal loro vivere quotidiano, si lasciano andare al monologo interiore di Leopold e Molly Bloom e conoscono bene la lezione del giorno: no plot but yours.

Partono maliziose le risate e le ragazze hanno già capito l’antifona: “Chi l’ha inventata questa storia per le donne che sono solo vestiti bambini e cucina”, pensa Molly stizzita. Una sottile vena femminista rapisce l’attenzione delle giovanissime in sala. E poi c’è chi ha già scelto James Joyce come argomento di esame di stato o chi vorrebbe addirittura intraprendere studi sul gaelico.

Tutto questo è Bloomsday. E lo era già, da quel famoso viaggio da Sandycove a Dublino Centro. Perché pensiamo che Bloomsday non debba essere solo un evento culturale, ma un vero e proprio spazio di compensazione.

Bloomsday è compensazbloomschool_classicocava_16maggio8ione, lì dove ci sono molti miti da sfatare. Miti e leggende metropolitane che passano indisturbati di generazione in generazione. Chapeau ai Beatles e all’impero che gli inglesi hanno saputo mettere in piedi. Chi non rimane senza fiato dinanzi all’imponenza del Big Ben di Londra? O chi non rimane a bocca aperta davanti al Tower Bridge illuminato di notte sul Tamigi? Tutti sono d’accordo e tutti, almeno una volta, abbiamo subito il fascino dello stile British, dagli arredamenti all’abbigliamento, dalla musica al cibo. Ma come glielo spieghi a un irlandese che sei andato a fare la spesa con la shopping bag firmata Harrods? In Italia succede. Come succede che si arrivi alla laurea in Lingue Straniere nella convinzione che Dublino sia Regno Unito. Ed è con queste immagini preconfezionate, questi pacchetti all inclusive, risultato di una vera e propria politica dei simboli di massa, che lasciamo il bel paese alla volta di mete che avvalorano uno status symbol più che un sapere vero, autentico. Vorremmo parlare di autenticità e invece dobbiamo definirla mercificazione.

Mercificazione linguistica e culturale. O forse vi piace di più Standardisation Process?

However, l’egemonia inglese sulla formazione delle giovani menti europee (gli italiani al primo posto), deve pur finire. Come finì per gli Irlandesi. Guagliù, non se ne può più delle Union Jack sugli zaini, le borse, i jeans e le T-Shirt. Non se ne può più del fish and chips nei centri storici italiani. Non se ne può più della lingua inglese insegnata col metodo the pen is on the table e have you got any brothers or sisters?

Again. Una lingua è tante cose. Questo messaggio va lanciato agli studenti che vogliono davvero imparare una lingua straniera. E se Bloomsday vi sembra, a questo punto, troppo scomodo e James Joyce troppo irritante, siamo davvero sulla buona strada. Invogliare i ragazzi alla ricerca linguistica più che alla formazione linguistica, è uno degli obiettivi di Bloomsday Salerno.

Bruna Autuori

 

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Bloomsday Salerno

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“Bloomsday” è la commemorazione che si tiene annualmente il 16 giugno a Dublino ed in altre parti del mondo per celebrare lo scrittore irlandese James Joyce. La festività rievoca gli eventi dell’Ulisse, il suo romanzo più celebre, che si svolge in una sola giornata, il 16 giugno 1904, a Dublino.

Festa laica in Irlanda, il nome Bloomsday deriva dal cognome del protagonista del romanzo, Leopold Bloom. Inoltre, il 16 giugno è il giorno in cui Joyce e quella che sarà la sua compagna per tutta la vita, Nora Barnacle, si dettero il primo appuntamento.

La prima edizione del Bloomsday si è svolta nel 1950, in occasione del trentennale della pubblicazione dell’Ulisse, ad opera di alcuni scrittori che per celebrare tale ricorrenza ripercorsero le peregrinazioni di Leopold Bloom attraverso la città.

Durante la giornata si svolgono varie attività culturali, come letture pubbliche, drammatizzazioni, convegni, musica, mostre d’arte, laboratori creativi e performances di varia natura, che traggono ispirazione dal romanzo come unico filo conduttore.

Bloomsday Salerno

Il progetto “Bloomsday Salerno”, da un’idea di Bruna Autuori, ha l’obiettivo dichiarato di colmare un certo “gap”, una distanza che da sempre esiste tra l’opera di Joyce ed il pubblico più generale di lettori che molto spesso si dichiarano attratti dallo scrittore irlandese, pur non avendo mai letto/goduto/finito l’Ulisse in quanto “incomprensibile”.

Bloomsday Salerno nasce nello specifico allo scopo di inserire la città di Salerno (unica del Sud, ad oggi, a promuovere l’evento) tra le città italiane ed europee dove da anni quest’evento letterario attira e coinvolge non solo lettori appassionati ed esperti, ma anche e soprattutto chi all’Ulisse di James Joyce non si è mai avvicinato, essendo un’opera letteraria dall’indiscussa complessità per genere e linguaggio.

Con questa logica il Bloomsday campano, la cui prima edizione si è svolta il 16 giugno 2015 nel suggestivo centro storico salernitano, nasce proprio con l’obiettivo di replicare l’evento nel nostro territorio, così come accade già da alcuni anni in molte altre città italiane ed europee, tra cui Dublino, Trieste e Genova.