James Joyce non era uno Yogi

joyce pensaNell’ambito di Waiting for Bloomsday, appuntamento che ci prepara al Bloomsday del 16 giugno, evento annuale ed internazionale dedicato allo scrittore irlandese James Joyce, quest’anno assisteremo ad un Flash Mob davvero singolare in un luogo del centro di Salerno. A quanto pare, questa volta, lo scrittore irlandese dovrà fare i conti con una delle discipline più antiche al mondo: lo Yoga. E se con Joyce dobbiamo parlare di flusso di coscienza, nello Yoga dobbiamo chiamarle Vritti (sanscrito) quelle onde pensiero ininterrotte ed inconsapevoli.

Il motivo per cui la scuola Devayoga di Salerno e l’evento Bloomsday Salerno abbiano scelto di collegare la pratica dello Yoga allo scrittore James Joyce è molto originale: non c’è libro che rappresenti in maniera migliore i meccanismi della mente, gli stessi che lo Yoga, da secoli, cerca di portare alla luce, affinché i pensieri non siano solo elemento di disturbo alla nostra vita, ma che, anzi, la rendano più autentica e quanto più fedele possibile alla nostra vera Natura.

Da qui l’idea di usare Ulisse come massima rappresentazione del mentale e lo yoga come suo estremo opposto. Una sorta di convivenza pacifica tra due mondi: come Prakriti (Ulisse) e Purusha (lo Yoga). Materia e Spirito sullo stesso campo di battaglia, come in una moderna interpretazione della Bhagavadgita, testo sacro della tradizione induista. L’Ulisse di Joyce è la storia di una battaglia: la vita quotidiana. Ed è forse questa l’unica vera battaglia che combattiamo, senza nemmeno esserne consapevoli.

La pratica dello Yoga, che a quanto pare sembra essere stata occidentalizzata abbastanza, è invece per molti praticanti un vero campo di battaglia, non un angolo di dormiveglia che ti assopisce e ti regala scenari esotici all inclusive. Se alla parola battaglia la nostra mente associa concetti come guerra o violenza, diciamole che è sulla strada sbagliata. Penso che il successo dello Yoga, in questo preciso momento storico, vada invece letto così: c’è un estremo ed urgente bisogno di cambiamento.

Allora un flash mob serve anche a comunicare un sentire comune, senza mezzi termini. Esattamente come nella Bhagavadgita il povero Arjuna ebbe bisogno di un avatar che lo guidasse verso la liberazione da sé stesso. Perché in fondo, siamo tutti un po’ zavorre.

Vi pare azzardato il paragone tra Ulisse (eroe del quotidiano) ed Arjuna (eroe dotato di libero arbitrio)? Certamente Joyce non era un praticante di Yoga. Nel suo caso, meno male! Se avesse calmato la sua mente e taciuto il suo flusso ininterrotto di pensieri, probabilmente non avrebbe scritto Ulisse e oggi non godremmo di questo capolavoro letterario del 900. E tanto per citare Joyce, ecco cosa si legge nel XV episodio di Ulisse: Aum! Bianco yogin degli dei.

Per maggiori dettagli sull’evento, consultare le pagine facebook James Joyce Bloomsday Salerno e Devayoga Salerno – Associazione Sportiva Dilettantistica.

Bruna Autuori