BloomSchool, non è tutto inglese ciò che brilla

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La tappa di BloomSchool al Liceo Classico “Marco Galdi”

Dublino, Giugno 2013, di ritorno dalla Martello Tower di Sandycove, scorrono veloci le immagini dai finestrini della dart: un Bloomsday a Salerno. Dublino, Trieste, Genova, Salerno: se c’è il mare allora si può fare. E chi l’avrebbe mai detto che di lì a due anni Bloomsday avrebbe spiccato il volo proprio sul mare salernitano? Pensare a quanto decisivo fu quel tragitto da Sandycove a Dublino centro. “Cosa ci fai a Dublino?”, ti chiede un tassista. Risposta: “Imparo l’inglese”. E il tassista può solo riderti in faccia.

16 e 28 Giugno 2015, Arco Catalano di Palazzo Pinto nel cuore del centro storico di Salerno diventa, per la prima volta, un suggestivo angolo di Irlanda, una piccola Itaca, pronta ad accogliere gli oltre duecento spettatori che arrivano incuriositi e puntuali al primo appuntamento con James Joyce, alla ricerca di un viaggio verso mondi letterari inesplorati.

Da lì, un susseguirsi di iniziative e idee nate spontaneamente, come spontaneo è quel flusso di pensieri ed epifanie tipico della scrittura joyciana.

16 Maggio 2016, ore 10.00, Aula Magna del Liceo Classico “Marco Galdi” di Cava de’ Tirreni: gli studenti di quarto e quinto anno si affidano increduli ad una lettura che inaspettatamente li rapisce, li spiazza. Un James Joyce così dannatamente umano, a tratti insolente, sfacciato, proprio non l’avevano mai sentito. Certo, cosa ti aspetti da un’iniziativa proposta da una scuola? Sono rassegnati: si siedono e già immaginano Paolo e Francesca. E invece si trovano a dover fare i conti con l’antifavola per eccellenza, loro che a Shrek e Fiona sono già abituati. Catapultati in una dimensione tutt’altro che lontana dal loro vivere quotidiano, si lasciano andare al monologo interiore di Leopold e Molly Bloom e conoscono bene la lezione del giorno: no plot but yours.

Partono maliziose le risate e le ragazze hanno già capito l’antifona: “Chi l’ha inventata questa storia per le donne che sono solo vestiti bambini e cucina”, pensa Molly stizzita. Una sottile vena femminista rapisce l’attenzione delle giovanissime in sala. E poi c’è chi ha già scelto James Joyce come argomento di esame di stato o chi vorrebbe addirittura intraprendere studi sul gaelico.

Tutto questo è Bloomsday. E lo era già, da quel famoso viaggio da Sandycove a Dublino Centro. Perché pensiamo che Bloomsday non debba essere solo un evento culturale, ma un vero e proprio spazio di compensazione.

Bloomsday è compensazbloomschool_classicocava_16maggio8ione, lì dove ci sono molti miti da sfatare. Miti e leggende metropolitane che passano indisturbati di generazione in generazione. Chapeau ai Beatles e all’impero che gli inglesi hanno saputo mettere in piedi. Chi non rimane senza fiato dinanzi all’imponenza del Big Ben di Londra? O chi non rimane a bocca aperta davanti al Tower Bridge illuminato di notte sul Tamigi? Tutti sono d’accordo e tutti, almeno una volta, abbiamo subito il fascino dello stile British, dagli arredamenti all’abbigliamento, dalla musica al cibo. Ma come glielo spieghi a un irlandese che sei andato a fare la spesa con la shopping bag firmata Harrods? In Italia succede. Come succede che si arrivi alla laurea in Lingue Straniere nella convinzione che Dublino sia Regno Unito. Ed è con queste immagini preconfezionate, questi pacchetti all inclusive, risultato di una vera e propria politica dei simboli di massa, che lasciamo il bel paese alla volta di mete che avvalorano uno status symbol più che un sapere vero, autentico. Vorremmo parlare di autenticità e invece dobbiamo definirla mercificazione.

Mercificazione linguistica e culturale. O forse vi piace di più Standardisation Process?

However, l’egemonia inglese sulla formazione delle giovani menti europee (gli italiani al primo posto), deve pur finire. Come finì per gli Irlandesi. Guagliù, non se ne può più delle Union Jack sugli zaini, le borse, i jeans e le T-Shirt. Non se ne può più del fish and chips nei centri storici italiani. Non se ne può più della lingua inglese insegnata col metodo the pen is on the table e have you got any brothers or sisters?

Again. Una lingua è tante cose. Questo messaggio va lanciato agli studenti che vogliono davvero imparare una lingua straniera. E se Bloomsday vi sembra, a questo punto, troppo scomodo e James Joyce troppo irritante, siamo davvero sulla buona strada. Invogliare i ragazzi alla ricerca linguistica più che alla formazione linguistica, è uno degli obiettivi di Bloomsday Salerno.

Bruna Autuori