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Bloomsday Salerno, è il giorno della terza edizione

bloomsdaysalerno2017_manifestoCi siamo! È arrivato il giorno della terza edizione di Bloomsday Salerno. Appuntamento questa sera, venerdì 16 giugno, alle ore 20.00, presso il MOA – Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa), sito in Piazza Sant’Antonio, n. 5.

“Non durerà. Passa sempre, il flusso della vita. Quanto nel flusso della vita rintracciamo ci è più caro di tutto il resto” (James Joyce – Ade – VI Episodio di Ulisse).

Quest’anno Bloomsday Salerno si veste di nero e porta in scena un funerale. Perché la morte non sia tabù, in un’epoca in cui si muore in mare, come in terra di nessuno.

Siamo alla terza edizione di Bloomsday Salerno, che quest’anno va, eccezionalmente, sotto il nome di Bloomsday@MOA: James Joyce si è fermato a Eboli, in quanto si terrà al MOA di Eboli.

Come tutti gli altri Bloomsday nel mondo, anche Bloomsday Salerno ha l’obiettivo di accorciare la distanza tra l’opera di Joyce ed il pubblico più generale di lettori che molto spesso si dichiarano attratti dallo scrittore irlandese, pur non avendo mai letto, goduto o finito l’Ulisse in quanto incomprensibile. Eppure non vi è libro che meglio rappresenti l’eroica epopea della vita quotidiana, dando ad essa il valore che merita, anche quando il più insignificante dei dettagli sfugge ai nostri occhi.

L’eroe joyciano assume un’accezione che va, senza ombra di dubbio, fuori da ogni schema. Un funambolo del quotidiano, reso mitico dall’improvvisazione e dal fatto che non ha storie da raccontare o inventare, perché la sua esistenza, il suo stare semplicemente al mondo, in bilico su quell’unica corda, tra milioni di corde nell’Universo, sospeso tra un aldiqua ed un aldilà, sono già storia. Ed è già sufficientemente eroe se, con estrema naturalezza, si rende egli stesso protagonista di un ciclo imperfetto, ma affascinante, che ha un inizio ed una fine. Vita e morte: due facce della stessa medaglia.

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James Joyce

“Joyce sa bene che nel mondo moderno la morte viene tenuta a debita distanza. Tenta di farci capire che è parte della vita. Per questo Bloom continua a prendersi gioco della solennità che ammanta la morte”, scrive Kiberd.

E con questa premessa giungiamo all’edizione di Bloomsday 2017, che punterà i riflettori su Ade, VI episodio di Ulisse. La partecipazione di Mr Bloom al funerale dell’alcolizzato Patrick Dignam corrisponde alla discesa di Odisseo all’inferno. Siamo nella zona di Sandymount, Dublino, alle undici del mattino. Leopold Bloom entra in una carrozza, la carrozza incontra un carro funebre con una piccola cassa da morto, il pensiero di Bloom corre al figlio Rudy ed a suo padre. Poco dopo incontra un carro da morto vuoto. Infine si arriva al cimitero di Glasnevin.

Nulla di straordinario, pare. Un funerale, una morte, una fine che non restano nemmeno immortalati nel tempo da quanto è fuggevole, talvolta blasfemo, il flusso di pensieri che scorre in Leopold come in ognuno di noi. Dov’è la solennità del morire allora? Discesa all’inferno o semplice ed effimera “pomposità della morte”? Quello che appare chiaro in Ade (Hades) è certamente la maestria di Joyce nell’aver saputo, come per effetto di una distrazione volontaria, ragionare sulla morte come di un fatto quotidiano che non desta sconcerto alcuno. Morire è parte integrante del vivere, vita e morte vengono poste sotto la stessa lente di ingrandimento. L’una non è più importante dell’altra, anzi sono complementari.

 

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Il “segno” di Chiara Covino su Bloomsday Salerno

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Chiara Covino

 

James Joyce è traducibile in molte forme d’arte e Bloomsday Salerno vuole essere non solo un evento letterario, ma un vero e proprio spazio di espressione creativa per chi vuole avvicinarsi al fantastico mondo di Joyce col disegno, la grafica, la musica, il teatro, i fumetti e tanto altro.

Chiara Covino, studentessa di Computer Generated Animation allo IED di Roma, è infatti l’autrice del disegno che da un po’ di giorni sta girando sul web come immagine ufficiale della terza edizione di Bloomsday, che si terrà presso il MOA – Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa).

La cifra distintiva del lavoro di Chiara Covino è un’espressività sintetica che si realizza in un segno grafico essenziale. Segno ben visibile nel bianco e nero pensato ad hoc per Ade di James Joyce.

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Emian, la musica dell’anima

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Gli Emian Pagan Folk

16 giugno 2017 – Bloomsday Salerno, la terza edizione: concerto degli Emian presso il Moa – Museum Operation Avalanche di Eboli (Sa).

A suonare al funerale del povero Paddy Dignam, morto a causa di un bicchiere di troppo, ci pensano gli Emian. Se è vero che la morte è solenne, talvolta pomposa (pomposità della morte, JJ. Ulisse, Ade VI episodio), è anche vero che porta con sé riti pagani.

Dalla cultura dell’area celtica a quella del Nord Europa, passando per ballate medievali e canti sciamanici, quella degli Emian Pagan Folk è certamente la musica dell’anima, capace di far vibrare in noi le corde di un sentire arcaico che sfugge e si ribella ai ritmi frenetici del mondo moderno.

Scenari folk nordeuropei e mediterranei sono lo sfondo di ammalianti canti echeggianti tra cime innevate, boschi incantati, fiordi scandinavi e scogliere su mari a perdita d’occhio. Mari increspati, mari in tempesta, mari verdemocciolo e mari calmi.

Sono tutti luoghi pregni di energia, quelli degli Emian. Luoghi di opposti in sintonia, dove il bianco ed il nero, come vita e morte, si inchinano ad una madre comune chiamata Natura.

 

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Ade, in scena l’attore e regista Francesco Petti

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Francesco Petti, regista ed attore della terza edizione di Bloomsday Salerno

16 giugno 2017 – “Ade, VI episodio” di “Ulisse” di James Joyce: solenne, ma anche leggero e spensierato momento di riflessione nel suggestivo chiostro del MOA – Museum Operation Avalnche di Eboli (Sa).

Una riflessione sulla morte, dunque? Sì. Ma non intesa come aspetto tragico del reale, ma come vero e proprio strumento di introspezione. La morte è ciò che tu immagini che sia, il tutto muovendosi su un piano tipicamente joyciano: in/out (fuori/dentro). Un continuo uscire fuori di noi, quindi la realtà, ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, per poi rientrare dentro di noi, quindi il nostro pensiero inconsapevole ed indomabile. Che sia un funerale o una festa, il pensiero ci sovrasta senza seguire logica alcuna. Lui è lì. Che sarà forse questa la presenza davvero inquietante, più della morte stessa, del nostro vivere quotidiano?

Francesco Petti

Attore, regista, musicista, drammaturgo, formatore, si è diplomato nel 1995 presso l’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria. Lo studio di diverse discipline con diversi maestri lo dispone ad un approccio eclettico al lavoro. Da sempre il suo percorso mescola le sue varie passioni.

È tra i fondatori di Casa Babylon Teatro e del gruppo Melisma, che si segnala per l’originale commistione di musica e teatro. Ha collaborato con varie compagnie: TeatroStudio, Theatron, TeatrAzione, Teatro in Movimento, Teatro Ygramul, Compagnia PolisPapin, Teatri Sospesi.

Lavora nell’ambito del teatro ragazzi con l’Associazione Teatro Macondo e ha portato avanti con il collega Giuseppe Vitolo, dal 2007 e per diversi anni, un’esperienza laboratoriale con il DSM Cava-Costa d’Amalfi, con i cui attori ha fondato la Compagnia Senza Rete. Ha lavorato con Carlo Croccolo, Ruggero Cappuccio, Francis Pardeillhan, Francesco Silvestri, Michele Monetta, Vincenzo Pirrotta, Pasquale De Cristofaro, Peppe Lanzetta, Armando Pugliese.

Ha firmato varie regie, tra cui Aliano 35 con Edoardo Siravo, Angeli di Auschwitz con Vanessa Gravina, Effetto C.C. di F. Silvestri e Indubitabili Celesti Segnali con la Compagnia PolisPapin, spettacolo vincitore del Premio del Pubblico al Roma Fringe Festival 2015. Il suo ultimo lavoro è Tàlia si è addormentata, di cui ha curato scrittura, regia e musiche, sempre con la Compagnia PolisPapin.

Attualmente è stabile nella compagnia Teatro Macondo e con i colleghi Emilio Barone ed Alessandra Chieli, con i quali esplora l’interfaccia tra letteratura e teatro. È uscito di recente l’audiolibro L’uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann, per i tipi dell’Orma Editore, presentato in anteprima al Salone del Libro di Torino, di cui ha curato anche le musiche.